Un articolo che racchiude un ricordo prezioso: il mio incontro con Yoichi Takahashi, l’autore di Captain Tsubasa, noto in Italia con il titolo di Holly e Benji
Che sono un’appassionata di Captain Tsubasa, ormai è ben noto a tutti i fan che seguono il sito e la mia community. Ma a volte nella vita di un fan accadono cose che mai ti aspetteresti dalla vita. Sono quegli eventi in cui c’è da esclamare “Ma che fortuna!!”. Non so dire se dipenda semplicemente dalla fortuna o dal destino, ma confesso che aver avuto l’onore di incontrare il sensei Takahashi è stato un evento unico! E oggi sono qui per raccontarvi come è andata…
Sono trascorsi ben 20 anni da quel giorno…
Romics 2002
Nel 2001, nasceva a Roma il primo festival del fumetto, dell’animazione e dei games: Romics.
Oggi Romics è un evento ben noto a tutti gli amanti del mondo degli anime e manga e non solo, ma forse non tutti sanno, o si ricordano, che, nella sua seconda edizione, ha avuto come ospite il sensei Yoichi Takahashi, il creatore di Captain Tsubasa, per la prima volta in Italia.
La seconda edizione del Romics, si è tenuta nel vecchio polo fieristico in Via Cristoforo Colombo, 293; dal 3 al 6 ottobre 2002.
All’epoca già frequentavo assiduamente le fiere del fumetto che si tenevano a Roma. Quindi, capirete la mia gioia ed emozione quando ho saputo che, nell’edizione del Romics 2002, avrei potuto incontrare l’autore del mio anime e manga preferito: Yoichi Takahashi, appunto.
Di certo non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di andare a quell’evento.
L’atmosfera della fiera di quell’anno era molto influenzata dalla presenza del sensei Takahashi. In molti stand si trovavano stampe, manga e gadget dedicati a Captain Tsubasa. E posso dirvi dopo anni e anni di frequentazione di questa fiera che quello fu di certo l’anno in cui si trovava parecchio materiale da collezione.
Tra i vari stand che ho visitato, ne ricordo uno in particolare, in cui si potevano acquistare dei plush di Captain Tsubasa. Se ne trovavano di due tipi:
- portachiavi alti circa 9 cm
- peluches alti circa 20 cm
Entrambe le tipologie si potevano trovare in 4 versioni che rappresentavano i personaggi più famosi della serie, ovvero Tsubasa Ozora, Genzo Wakabayashi, Taro Misaki e Hyuga Kojiro. Non vi nascondo che mi innamorai perdutamente del plush di Tsubasa, il mio personaggio preferito. Essendo ancora una studentessa delle superiori all’epoca, non potevo permettermi grandi acquisti, così acquistai il plush di Tsubasa in versione portachiavi. Di certo oggi mi sarei comprata ogni gadget esposto nello stand! 😆
FOTO PORTACHIAVI
Un altro articolo molto interessante erano le “stampe”, ovvero delle immagini prese dal manga, artwork e immagini dell’anime che venivano stampate e poi vendute. Considerate che parliamo del 2002, quindi non tutti avevano internet e, anche per chi ce l’aveva, era difficile trovare immagini che oggi in rete si trovano in pochi secondi. Così ho passato molto tempo negli stand, sfogliando quadernoni ad anelli, in cerca delle stampe più belle da poter acquistare. Dato che avevano prezzi accessibili, ne comprai diverse.
In alcuni stand, si potevano anche trovare dei gashpon, ovvero dei pupazzetti di plastica montabili in pochi pezzi, prodotti in Giappone. Visto che Captain Tsubasa è un manga degli anni ‘80, questo tipo di gadget risulta piuttosto vecchio e non dispone di un grande assortimento di personaggi. Quindi la scelta era veramente poca per una come me che cercava solo gadget raffiguranti il personaggio di Tsubasa Ozora.
Uno degli stand che ricordo meglio era quello allestito da alcune ragazze che indossavano le magliette della nazionale giapponese. Era uno stand molto vivace e mi fermai a chiacchierare con piacere, dato che le ragazze erano fan appassionatissime del mondo di Captain Tsubasa, proprio come me!
Fatto curioso, a distanza di 4 anni ritrovai, grazie a un forum, una di quelle ragazze (Silvia/Azumi), con cui ancora oggi mi diverto a condividere questa passione.
Mentre vagavo tra i padiglioni, l’emozione non faceva che crescere, al pensiero che, a breve, avrei potuto incontrare di persona il sensei Takahashi.
Il sensei Takahashi era ospite della casa editrice Star Comics e nel loro stand si potevano trovare degli shikishi (cartoncini a fondo bianco o colorato) raffiguranti un’illustrazione di Captain Tsubasa. Questi shikishi si potevano prendere gratuitamente per farsi fare un autografo dal sensei, naturalmente se si era tra quei fortunati che erano riusciti a prenotare un posto nella sessione di autografi.
Per la prenotazione della sessione bisognava andare al centro informazioni e farsi mettere in lista. Se non ricordo male ci furono 4 sessioni di autografi, due per il sabato e due per la domenica per sole 200 prenotazioni a sessione, ovviamente chi prima arrivava riusciva a prenotare un posto per la sessione scelta. Nessuna speranza per i ritardatari.
Ricordo che al momento della prenotazione lasciai due nomi, il mio e quello di mio fratello. Il motivo che mi spinse a fare questa scelta fu che mio fratello era troppo piccolo per venire in fiera con me, infatti fu mia cugina più grande ad accompagnarmi, trascorrendo l’intera giornata insieme a me. Sapevo che avere come ospite il sensei Takahashi nella mia città era un evento che forse non si sarebbe mai ripetuto, per questo pensai di farmi fare un autografo anche per mio fratello, in modo che ne avremmo avuto uno per uno.
Il Romics non prevedeva solo sessioni di autografi, ma anche un’intervista al sensei da parte dello staff della Star Comics. Inutile dire che non vedevo l’ora di assistere.
La sessione di autografi del sensei Takahashi
La sala in cui si tenevano le sessioni di autografi era gremita di fan. Se non ricordo male eravamo circa 200 persone accalcate, una addosso all’altra, tanto che muoversi nella folla era estremamente difficoltoso. Il caldo era insopportabile. Riuscire a vedere il sensei era quasi un miraggio, infatti lo intravedevo a tratti, nel mare di gente che si estendeva davanti a me.
Yoichi Takahashi si trovava in fondo alla sala, indossando una sgargiante camicia arancione, insieme alla sua interprete, circondato dallo staff della fiera, che uno alla volta, chiamavano per nome e cognome i fan, perché si avvicinassero al maestro.
I fan gli facevano autografare di tutto: il manga italiano, quello originale giapponese, palloni magliette, stampe, mentre io mi alzavo in punta di piedi, per strappare qualche immagine in più del mio venerato autore.
Notai che la maggior parte dei presenti stringeva tra le mani uno shikishi. Erano tutti uguali e così cominciai a chiedermi se, per caso, mi fossi persa qualcosa… Forse lo avevano distribuito all’ingresso e io non me ne ero accorta???
Ne parlai subito con mia cugina, che mi aveva accompagnato, ma anche a lei non era sembrato di vedere nessuna distribuzione…
Sentendoci parlare, un ragazzo accanto a noi intervenne, spiegandoci che quello shikishi si poteva trovare gratuitamente allo stand della Star Comics. Ero passata diverse volte davanti a quello stand, possibile che non ero riuscita a vederli?
Fu mia cugina a proporsi di andarmene a prendere uno, mentre io sarei rimasta in sala ad attendere che mi chiamassero, anche perché non conoscevo assolutamente l’ordine della lista.
Immaginate come mi sentii quando, al suo ritorno, mi disse che allo stand, gli shikishi erano finiti…
Sulla mia faccia si dipinse la più terribile delle delusioni.
Il ragazzo accanto a noi mi guardò e poi aprì il suo zaino. Ai miei occhi stupefatti apparvero una quarantina di shikishi. Certo che lo stand non ne aveva più! Se altre persone come lui ne avevano fatto razzia!
“Se vuoi te ne regalo uno…”, disse.
C’è bisogno che vi dica la mia risposta??
Finalmente arrivò il mio turno. Nell’istante in cui fu chiamato il mio nome, il mio cuore iniziò a battere fortissimo. Mi avvicinai al banco dove il sensei era seduto. Ed eccomi lì a pochi centimetri dal mio autore preferito, non so come descrivere la mia emozione, ero lì impalata a fissare l’uomo che ha dato vita al mio personaggio preferito. Dalla mia borsa ho tirato fuori una stampa raffigurante Tsubasa Ozora e la coppa del mondo e me la feci autografare.
Mia cugina notò che in quel momento l’interprete del sensei fece una faccia assai stupita, come per dire: “E questa stampa dove l’ha tirata fuori?” Fatto che seppi in seguito, perché in quel momento ero troppo presa ad osservare la firma che il maestro stava scrivendo.
Mentre mi firmava l’autografo, mormorai ingenuamente in italiano:
“Posso stringerle la mano?”
Il sensei mi guardò senza capire. Timidamente gli tesi la mano…
Il sensei capì e ricambiò la stretta.
Non avevo mai provato una gioia più grande in vita mia!
Era come toccare Capitan Tsubasa in persona… Non potevo arrivargli più vicino di così. Passai i giorni successivi a guardarmi e riguardarmi la mano destra.
“La mano del sensei… Ho stretto la mano del sensei…”, pensavo, “La mano con cui disegna il mio adorato Tsubasa Ozora!!!”
Quel giorno fu la vera e propria realizzazione di un sogno, un momento che ancora oggi ho impresso nella memoria.
Finito il mio turno, chiamarono il nome di mio fratello. Come ho già detto, era troppo piccolo per venire in fiera con me; perciò fu mia cugina a porgere in sua vece al sensei lo shikishi, che il ragazzo poco prima mi aveva regalato.
E così, uscii dalla sessione di autografi, stringendo sorridente il mio ricco bottino, che oggi conservo come una vera e propria reliquia.
L’intervista del sensei Yoichi Takahashi
L’intervista si teneva, invece, nella sala teatrale. Sul palco, insieme al maestro, c’erano la sua interprete e l’intervistatore.
La sala era gremita di fan che ascoltavano attentissimi e scattavano fotografie al sensei Takahashi, che sfoggiava una coloratissima e sgargiante camicia arancione. Molti fan si facevano avanti, per fare le loro domande al sensei. Purtroppo la mia memoria non è così buona da ricordarle tutte. Qualcuna però mi è rimasta in mente, come quella sulla celeberrima questione delle dimensioni del campo da calcio:
“Quanto è lungo il campo di Holly e Benji?”
“La stessa distanza che c’è tra Roma e Milano!”, rispose prontamente il sensei, facendo scoppiare il pubblico in una fragorosa risata.
Gli chiesero anche se si fosse ispirato, per i suoi personaggi, a persone reali. Il maestro raccontò allora che, per il personaggio di Hiroshi Jito, si era effettivamente ispirato a un suo compagno di scuola, dalla corporatura massiccia. “Ma il mio compagno di classe non lo ha mai saputo”, aggiunse ridendo.
Ricordo molto bene anche la domanda di chiusura dell’intervistatore. A dire il vero non fu una vera e propria domanda, ma una proposta, quasi una supplica. Dato che era dal 1982 che l’Italia non vinceva un mondiale, non è che poteva inserire nel manga di Captain Tsubasa, la vittoria del mondiale da parte della squadra italiana? Visto che nella realtà non succedeva, perché non realizzare la cosa almeno attraverso un manga?
Il sensei Takahashi annuì sorridendo.
Al termine dell’intervista, fu portata sul palco una lavagna porta blocco ed il maestro Takahashi iniziò a disegnare, facendo apparire come per magia davanti ai miei occhi il personaggio di Tsubasa Ozora. Tra uno scatto e l’altro ero concentratissima a osservare la sua tecnica di disegno. Ero curiosa di vedere come un mangaka dava vita ad un suo personaggio e quali erano i passaggi e l’ordine con cui disegnava le parti del viso.







Dopo aver completato il disegno di Tsubasa passò a disegnare Kojiro Hyuga.



Purtroppo le foto che ho scattato non hanno una buona risoluzione, dato che si tratta di un evento del 2002, possedevo ancora una macchina fotografica dotata di rullino, quindi perdonatemi se le foto scansionate sono di bassa qualità.
Romics D’oro
All’interno della manifestazione del Romics, il giorno successivo, ci furono altri due eventi, aventi come protagonista Yoichi Takahashi e la sua celebre opera Captain Tsubasa, a cui purtroppo non potei assistere.
Il primo fu la consegna al sensei del Romics D’oro, il prestigioso premio che la manifestazione conferisce agli artisti che hanno segnato l’immaginario collettivo. Un premio che non poteva non andare anche al creatore di Capitan Tsubasa, un’opera dopo la quale l’immaginario calcistico di grandi e piccini non è più stato lo stesso.
Gran Galà del Doppiaggio 2002
Il secondo evento fu il Gran Galà dei Doppiatori 2002, che vide vincitore, nella categoria
Miglior doppiaggio di un cartone animato, proprio Holly e Benji, due fuoriclasse, che superò concorrenti del calibro di Neon Genesis Evangelion, Ken il guerriero, I Cavalieri dello Zodiaco e Lamù.
Il premio venne ritirato dai doppiatori italiani Fabrizio Mazzotta (voce di Ted Carter) e Antonella Baldini (voce di Patty Gatsby).
Questo è tutto ciò che ricordo di quella bellissima giornata.
Mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi ha partecipato a questa famosa edizione di Romics 2002 e se ha qualcosa da raccontarmi o un po’ di materiale da poter condividere qui sul sito.
Se vi fa piacere, sarebbe una cosa carina poter condividere i vostri momenti passati con il sensei Takahashi insieme ad altri fan! :)
Se vi fa piacere, sarebbe una cosa carina poter condividere i vostri momenti passati con il sensei Takahashi insieme ad altri fan! 😉
Credits
Immagini: Le foto sono state scattate da me in occasione dell’evento dedicato al maestro Yoichi Takahashi a Romics 2002. Non è possibile pubblicarle in nessun altro sito.


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