Ho incontrato Yōichi Takahashi, l’autore di Captain Tsubasa!!!

Mi chiamo Susanna e sono una grande appassionata di Captain Tsubasa, che ho conosciuto inizialmente attraverso l’anime, da noi intitolato Holly e Benji due fuoriclasse, quando avevo pressappoco l’età dei protagonisti. Naturalmente, in seguito ho letto anche il manga, dapprima pubblicato in Italia sulla rivista contenitore Express (questo per darvi un’idea di quanto io sia âgée, ma anche per confermarvi che certe passioni non hanno età!).

Susanna ad Etna Comics 2026 – Autrice del reportage

In occasione dell’incontro con il sensei non è stato possibile realizzare un’intervista per il sito: Takahashi ha concesso pochissime interviste durante la sua visita e, durante l’incontro ufficiale, non erano previste domande dal pubblico. Ho però avuto l’opportunità di consegnargli Capitan Tsubasa. La lunga strada verso un sogno, il libro che Greta Bienati e Valentina Salerno hanno dedicato alla sua carriera.

Ma facciamo un passo indietro…

L’annuncio che Takahashi sensei sarebbe stato ospite alla quattordicesima edizione del festival catanese è stato dato a marzo, subito dopo la chiusura della vendita degli abbonamenti a prezzi scontati. Appena l’ho saputo, ho subito informato Valentina e prenotato il silver ticket, uno dei pacchetti a pagamento (il più economico!) che prevedeva una stampa su supporto shikishi con dedica.

La mia avventura è cominciata il 30 maggio, primo giorno di fiera. Con la mia maglietta raffigurante Wakabayashi (e cappellino coordinato), appena messo piede al centro fieristico Le Ciminiere ho incontrato uno dei primi appassionati della giornata: un ragazzo palermitano che era riuscito a procurarsi uno degli ambitissimi golden ticket, assicurandosi così un incontro e una foto con Takahashi, oltre a un paio di oggetti esclusivi firmati. Non ci conoscevamo, ma la sua maglietta di Hyuga mi aveva fatto presagire che fosse “uno di noi”!

Il primo appuntamento era in programma alle 16: una sessione live del maestro, durante la quale avrebbe realizzato alcuni disegni che il 2 giugno sarebbero stati messi all’asta (asta di beneficienza che ha raccolto il record di 15.820 euro, devoluti alla Locanda del Samaritano, struttura assistenziale di Catania). Le due opere più pagate sono state proprio quelle del nostro mangaka, che ho visto nascere tratto dopo tratto davanti ai miei occhi!

Disegno di Yoichi Takahashi venduto all’asta di beneficenza

Quando sono arrivata, pochi minuti dopo le 16, Takahashi aveva già fatto il suo ingresso nell’area eventi ed era tutto stracolmo. Ho trovato un angolino laterale da cui scattare qualche foto e ho seguito l’avanzare della realizzazione dei disegni da uno schermo che riprendeva le mani del sensei al lavoro: è sempre emozionante vedere i personaggi che conosciamo materializzarsi grazie all’uso sapiente degli strumenti di disegno!

Finita la sessione di disegno, il maestro è sparito da qualche parte (probabilmente a riposarsi e rifocillarsi) e noi possessori del silver ticket siamo stati invitati a formare una fila in vista delle consegne degli shikishi personalizzati con dedica che sarebbero cominciati alle 17. Ho passato il tempo chiacchierando con i vicini di fila, tra cui una ragazza palermitana e una standista presente per conto del marito collezionista, mentre alcuni membri dello staff giapponese del sensei intervistavano gente a caso (soffermandosi sui visitatori più stravaganti e fra passanti che neanche sapevano chi fosse l’ospite presente…).

Quando è arrivato il mio turno, ho riferito il mio nome all’interprete, che l’ha trascritto in modo che il maestro potesse ricopiarlo agevolmente. Il silver ticket non prevedeva autografi extra per cui l’interprete mi ha rivolto uno sguardo perplesso a causa del libro che tenevo in mano, per poi rilassarsi quando gli ho detto che era un regalo. L’ho detto anche al sensei, nel mio giapponese basico (Kore wa puresento desu. Tsumaranai mono desu ga…), mentre all’interprete spiegavo che si trattava della sua biografia. Takahashi mi ha ringraziato sollevando il libro e tenendolo con entrambe le mani come è usanza giapponese, mentre mia figlia immortalava tutta la sequenza con una serie di scatti.

L’indomani mattina si è svolto l’incontro privato con i possessori del golden ticket. Nel pomeriggio è stato invece il momento del secondo appuntamento aperto a tutti: l’intervista pubblica ufficiale.

Il giornalista Rai Riccardo Corbò, con la maglia della prima divisa della Nankatsu, dopo aver presentato Takahashi e il suo interprete Edoardo Serino, ha aperto l’incontro chiedendo quale fosse la situazione sportiva in Giappone nel 1981, anno di inizio della pubblicazione del manga di Captain Tsubasa. Come raccontato anche nel llibro Capitan Tsubasa. La lunga strada verso un sogno, in Giappone lo sport nazionale è il baseball e anche il nostro Takahashi lo praticava da bambino, finché non gli capitò di vedere la Coppa del Mondo del ’78 in Argentina: da allora si dedicò ad approfondire il gioco del calcio e cominciò a ideare un manga incentrato su questo sport. Altre domande hanno riguardato il calcio in generale, i giocatori giapponesi che sono andati a giocare in squadre europee, il tipo di gioco reale che è cambiato negli anni. Gli è stato anche chiesto cosa potrebbe fare la Nazionale Italiana secondo lui per tornare a giocare ai massimi livelli e il suo consiglio è stato che i giocatori italiani dovrebbero andare a giocare di più all’estero, come stanno facendo i giapponesi, per non fossilizzarsi sul campionato italiano ma confrontarsi per esempio con la Premier League o la Liga spagnola, e ripartire dalle basi, dalle giovanili (in pratica coltivare dei piccoli Tsubasa ^_^)

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Intervista a Yoichi Takahashi a Etna Comics 2026 – Video a cura di Anarkynn

Riguardo a Captain Tsubasa nello specifico, gli è stato chiesto quale tra le tecniche da lui ideate gli piaccia particolarmente o lo abbia divertito maggiormente. Takahashi ha parlato della rovesciata (citandola addirittura in italiano!) e del colpo di ribattuta al volo. Ha inoltre riconosciuto nello Skylab Hurricane la tecnica più “impossibile”, ammettendo di aver forse un po’ esagerato; il pubblico, divertito, sembrava concordare, arrivando persino ad anticipare la risposta sussurrando il nome italiano, «Catapulta infernale».

Non sono mancati momenti più leggeri: il sensei ha immaginato una sorta di Tiger Shot come mossa speciale per i giocatori del Catania (squadra che conosceva grazie all’esperienza di Morimoto) descrivendolo come un Tiro della Tigre capace addirittura di “sollevare” l’acqua del mare mentre si insacca. Ha infine composto la sua ideale squadra di calcio a 5 scegliendo Wakabayashi, Tsubasa, Misaki, Hyuga e, dopo qualche secondo di riflessione, Ishizaki.

È stato osservato che la dilatazione dei tempi e la “distorsione”’” degli spazi probabilmente servivano per dare modo di esprimere l’introspezione psicologica e Takahashi ha confermato che lui voleva mostrare cosa pensano e provano i personaggi mentre giocano, e che nel manga le dimensioni del campo sono “normali”’” perché è più facile trasporre gli stati d’animo in vignette statiche mentre nell’anime sembra che i personaggi corrano senza arrivare mai dato che nel frattempo si dà voce ai loro pensieri.

Il sensei ha poi parlato della genesi del personaggio di Hyuga: voleva un giocatore forte da contrapporre a Tsubasa, che fosse diverso da lui fisicamente, caratterialmente e per estrazione sociale, in modo da rendere la storia più interessante. All’inizio aveva pensato semplicemente a farli scontrare, ma poi è stato naturale che finissero a giocare insieme, in Nazionale, e anche così si è creata una bella dinamica.

Gli hanno domandato anche da chi avesse preso ispirazione per i suoi personaggi: a partire da Tsubasa, che è il personaggio in cui l’autore si identifica e in cui probabilmente ha riversato alcuni suoi tratti personali (forse anche nel caratteristico gesto di passarsi la mano tra i capelli nei momenti di imbarazzo? Mi è sembrato che in alcuni momenti facesse qualcosa di simile!), Takahashi ha rivelato di aver creato dei personaggi prendendo a modello alcuni amici (come Jito, basato su un compagno delle elementari), mentre per altri si è ispirato a calciatori famosi.

C’è stata pure qualche anticipazione sulla fine della saga (dopo le Olimpiadi, il passo successivo che Takahashi vorrebbe raccontare è il Giappone che vince la Coppa del Mondo) e sul futuro di Tsubasa (dopo essere diventato campione del mondo, lo vedrebbe bene come allenatore e addirittura Presidente della FIFA, a guidare l’intero mondo del calcio!).

Infine, Takahashi ha parlato del duro lavoro di serializzazione settimanale, fra scadenze e notti insonni, che è riuscito a portare avanti perché gli piaceva disegnare e creare le sue storie.

Dopodiché ci dev’essere stato un fraintendimento: il giornalista ha ringraziato Takahashi per l’intervista e ci sarebbe dovuta essere la consegna del premio Uzeta, che viene rilasciato ai personaggi più illustri che visitano Etna Comics, come segno della loro eccellenza. Ma il sensei si è alzato in piedi, si è inchinato per ricevere gli applausi del pubblico presente in sala, ed è filato via di gran corsa! Tra il pubblico si è scherzato parlando di una possibile “emergenza bagno”, ma più probabilmente il sensei desiderava semplicemente raggiungere puntualmente il successivo meet & greet (ma mancava ancora mezz’ora!). Fatto sta che l’interprete l’ha seguito a ruota, spiazzato anche lui, e la consegna del premio è avvenuta in seguito in sala VIP.

In definitiva, è stata una bella esperienza. Il sensei mi è sembrato una persona molto gentile e disponibile (davvero molto simile a Tsubasa, probabilmente anche nella dedizione al suo lavoro!), nonostante fosse perennemente circondato dai membri del suo staff che non lo lasciavano avvicinare neanche dagli altri ospiti della sala VIP. Un piccolo rammarico è stato quello di non trovare alcun merchandising dedicato disponibile per l’acquisto singolo: gli unici articoli previsti erano gli shikishi inclusi nei pacchetti da 45 e 500 euro. In passato, ad esempio, altri ospiti avevano messo a disposizione cartoline o la possibilità di far autografare materiali personali, sempre a pagamento.

Foto della Mostra


Credits

Fonte consultata: Reportage a cura di Susanna

Immagini/Video: @anarkynn (via YouTube), foto di Susanna, tempostretto.it